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21 Novembre 2025

GLI EVENTI METEO COLPISCONO FORTE L'ITALIA

FRANCESCO VINCENZI - Presidente ANBI: “LA RICETTA DELL’ADATTAMENTO E’ SEMPRE LA STESSA: MANUTENZIONE, INFRASTRUTTURE, INNOVAZIONE, CULTURA”

 

L’Italia si conferma hub di eventi estremi nel Mediterraneo. L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche torna a rimarcare quanto le sempre più marcate anomalie termiche del Mare Nostrum rappresentino un crescente rischio per la tenuta idrogeologica dei territori.

Dall’analisi delle mappe di Copernicus si comprende come, in quasi tutta l’area, l’acqua marina sia tra 1 e 2 gradi  più calda del normale ed è quindi stato sufficiente il transito delle prime fredde correnti polari sull’Italia Settentrionale per innescare, ancora una volta, gli eventi meteo, che hanno colpito sia le coste liguri con una serie di tornado e bombe d’acqua (accumuli di oltre 170 millimetri in meno di 12 ore sul Genovese), sia il Friuli-Venezia Giulia sul versante adriatico: lo ha fatto con una violenza, cui ci stiamo rassegnando inermi, scaricando a terra, a Cormons, oltre 280 millimetri d’acqua in 24 ore con una punta di ben mm.172  in 5 ore, provocando il prevedibile stress idrogeologico dei territori e la morte di due persone a causa di frane e torrenti che, cresciuti eccezionalmente in poche ore, sono esondati (Judrio +m. 4,26;  Torre, +m.2,82), avvalorando il primo posto dell’Italia in Europa ed il secondo nel mondo tra le nazioni a medio-alto reddito per la letalità degli eventi climatici, mentre dal Pianeta si susseguono le notizie di alluvioni devastanti (Filippine) e gli annunci di evacuazione per milioni di persone rimaste senz’acqua (Teheran, in Iran).

Nei prossimi giorni la perturbazione colpirà anche l’Italia Meridionale, dove ancora oggi, in alcune località, le temperature minime si aggirano sui 16 gradi (a Catania e Siracusa, ad esempio) e dove le massime arrivano a toccare addirittura i 21°! Sono previste piogge molto intense su Sardegna, Sicilia, Calabria tirrenica, Salento, Abruzzo, ma soprattutto Campania e basso Lazio: quindi, considerate le complessive condizioni climatiche, il rischio di pesanti conseguenze è alto soprattutto lì, dove l’espansione urbanistica è avvenuta irresponsabilmente anche in zone a forte rischio idrogeologico.

“Di fronte al ripetersi di emergenze idrogeologiche non possiamo che ribadire le nostre proposte: Piano nazionale di manutenzione straordinaria ed efficientamento della rete idraulica; Piano Invasi Multifunzionali; Legge contro l’eccessivo ed indiscriminato consumo di suolo” ricorda Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“A questo aggiungiamo la proposta di legge elaborata dal CNEL, che prevede di conferire a Regioni ed enti territoriali la facoltà di stipulare convenzioni con i Consorzi di bonifica per affidare loro attività di progettazione, direzione lavori e manutenzione, relative al più generale reticolo idrografico ed agli interventi di mitigazione del dissesto” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

L’auspicio è che le attese precipitazioni riescano almeno in parte a  riequilibrare il bilancio idrico di quelle regioni, che da ben due anni soffrono una carenza idrica senza precedenti: Basilicata, Calabria e Puglia.

I dati resi noti dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche certificano l’inarrestabile prosciugamento delle riserve d’acqua, stoccate negli invasi di Puglia e Basilicata, nonché la riduzione delle portate delle sorgenti naturali (-28% in Puglia): così, dopo aver compromesso la produzione agricola, la crisi idrica tocca ora anche i rubinetti domestici con drastiche riduzioni nella pressione dell’acqua e sospensioni nelle erogazioni.

Negli invasi lucani rimangono solamente 82,57 milioni di metri cubi d’acqua: le due più grandi dighe (Monte Cotugno e Pertusillo) trattengono rispettivamente il 12% ed il 23% del volume autorizzato; la situazione continua a peggiorare, nonostante le misure di contenimento degli sprechi ed  i sacrifici richiesti alla popolazione con le sospensioni programmate dell’erogazione, che finora hanno toccato circa 100.000 persone.

In Puglia, a nulla è servito il sacrificio degli agricoltori della Capitanata, cui è stato impedito di utilizzare l’ultima acqua contenuta nel bacino di Occhito, semivuoto da oramai due anni, per riservarla all’uso potabile: a causa della scarsità di pioggia estiva ed autunnale, il grande serbatoio ubicato tra Puglia e Molise non è comunque riuscito a ricaricarsi ed i volumi idrici superstiti sono quelli, che tecnicamente rappresentano il “volume morto” , cioè l’acqua, che rimane al di sotto delle infrastrutture di prelievo e che viene “estratta” solo per far fronte alle situazioni più critiche, così come accaduto nel 2024. Negli altri bacini della regione restano poco più di 45 milioni di metri cubi d’acqua ed alcuni invasi (Capaccio e San Pietro, ad esempio) appaiono da oltre un anno come pozze vuote.

In Abruzzo, l’autunno è stato finora avaro di pioggia e sia in Settembre che in Ottobre si sono registrati preoccupanti deficit pluviometrici su gran parte della regione.

Attendendo gli sviluppi dell’annunciata ondata di maltempo, i flussi dei fiumi in Campania rimangono ridotti e nel caso del Garigliano sono tra i più scarsi del recente decennio.  

Nel Lazio, i bacini naturali non riescono più da tempo a mantenere un equilibrio idrico tra crescenti richieste di prelievi a causa della pressante antropizzazione dei territori limitrofi ed afflussi sempre più scarsi: in meno di 2 mesi il livello del lago di Albano è sceso di 20 centimetri (fonte: AUBAC) ed in rapida riduzione sono anche le altezze idrometriche degli invasi di Nemi, Vico e Bolsena. In crescita sono invece le portate dei fiumi Tevere ed Aniene, mentre decrescono i flussi nel Velino in Sabina.

In Umbria, i livelli dei fiumi registrano una sostanziale invarianza, mantenendosi visibilmente al di sotto dei valori medi del periodo: da segnalare è il nuovo calo di 2 centimetri nel livello del lago Trasimeno.

Inizia a preoccupare la situazione idrometrica dei fiumi nelle Marche, dove si continuano a registrare portate molto più scarse di quelle, che normalmente caratterizzano questa stagione.

A segnare il confine tra le due “Italie dell’acqua” (quella della crisi idrica e quella della risorsa in eccesso) è la Toscana dove, soprattutto sulle province settentrionali, continua a piovere molto. Negli scorsi giorni accumuli di pioggia, superiori ai 200 millimetri, si sono registrati in diverse località della Lucchesia dove, a Stazzema, in soli 30 giorni la cumulate hanno superato mm. 900!!. In forte crescita sono le portate dei fiumi Serchio (ora oltre i 280 metri cubi al secondo) ed Arno (+18% sulla media), mentre calano i flussi nell’Ombrone.

In Liguria vengono monitorati i livelli idrometrici dei corsi d’acqua dopo i nubifragi, che hanno alterato rapidamente i loro valori (in una notte la Magra è cresciuta di m.1,80), ma le piogge intense dei giorni scorsi hanno ridato vigore ai corpi idrici quasi ovunque nell’Italia del Nord.

I grandi laghi del Nord (Verbano, Lario, Benaco, Sebino) sono tutti attorno alla media del periodo.

In Valle d’Aosta sono decrescenti le portate della Dora Baltea e del torrente Lys.

In Piemonte, le abbondanti piogge, che hanno interessato l’Alessandrino, hanno rigenerato i flussi del fiume Tanaro, che erano scarsi da diverso tempo e che ora invece registrano valori ben superiori alla media mensile (+32%); in crescita sono anche Stura di Demonte e Toce.

Grazie agli afflussi dal Piemonte meridionale crescono notevolmente anche  le portate del fiume Po, invertendo un trend negativo, che  perdurava da diverse settimane ed avvicinandosi ai valori tipici del periodo.

Per quanto riguarda le riserve idriche della Lombardia, registrano ancora un contenuto deficit sulla media storica.

Le portate fluviali sono in aumento pure nel Veneto: a crescere oltre le medie mensili sono i flussi di Livenza, Muson dei Sassi e Bacchiglione, la cui portata ora supera del 74% quella tipica di Novembre. L’Adige è invece in calo.

Infine, precipitazioni abbondanti hanno interessato anche l’Emilia-Romagna occidentale e centrale: sui bacini montani tra i fiumi Parma e Trebbia sono caduti circa 100 millimetri di pioggia (fonte: ARPAE); tali apporti hanno rinvigorito i flussi in alveo della maggior parte dei fiumi appenninici, che così registrano portate decisamente superiori alle medie del periodo: Reno +377%; Secchia +269%; Enza +224%; Taro +457%!

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